Pop elettronico sciolto in drum’n’bass di discendenza bristoliana. Quattro album e numerosi singoli in otto anni. Live strepitosi. Poi la pausa, lunga un lustro. Ma rimanere lontani dal palco, è impossibile per la coppia Andy Barlow e Louise Rhodes che, dopo essersi riformati nel 2009 - proprio in occasione di alcune date live nell’ambito di Festival estivi – nel dicembre scorso hanno annunciato l’uscita del loro quinto album, per l'appunto intitolato “5”. Elettronica fredda ed ipnotica, figlia del synth pop anni ottanta, mescolata ai suoni cupi dei ninetees britannici: è così che il trip hop del duo di Manchester diventa un grande classico, sospeso tra paranoia ed easy listening. La strumentazione complessa ma mai eccessiva di Barlow unita alla voce cristallina della Rodhes, sempre in primo piano, creano paesaggi variegati, malinconici eppure accattivanti, fantasiosi negli arrangiamenti senza mai risultare barocchi. Se l’esordio, “Lamb”, del 1996, può essere considerato un vero classico dell’era trip hop, ambizioso e dai suoni liquidi, anche i successivi “Fear of Fours” e “What Sound” sono da considerarsi ottimi esempi del perfetto equilibrio tra pop ed elettronica rarefatta, a cavallo tra downtempo e dub. Un’alchimia eterogenea, quella dei Lamb, che ai microcosmi fatti di samples, loop, distorsioni di Andy Barlow, sovrappone l’estasi, tra luce e buchi neri, della vibrante voce di Lou Rhodes. Sperimentazione e accessibilità il binomio chiave del duo mancuniano, che fin dal successo del primo singolo “Górecki”, ha portato una certa fama alla band, anche oltre i confini Albionici. E le due tracce, “Strong the Root” e “She Walks…”, che anticipano il nuovo album in uscita a maggio, attestano come la formula magica dei Lamb, sia rimasta, fortunatamente, immutata nel tempo.

 

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