Nel 1985, Bobby Gillespie era alla batteria di “Psychocandy”, pietra miliare della musica britannica a firma The Jesus and Mary Chain. Nel 1986, lasciati i tamburi dei JAMC, il musicista scozzese entrava (di nuovo) nella storia della popular music con i suoi, acerbi, Primal Scream grazie a “Velocity Girl”, brano d’apertura della gloriosa C-86 compilation, che fermò il tempo sulla scena indipendente inglese grazie all’occhio lungo dell’NME.

Probabilmente complice la comune provenienza da Glasgow, nel 1989 i Primal Scream entravano in pianta stabile nella scuderia di Alan McGee - la Creation Records - indie label dall’indiscutibile fiuto per gemme pop-rock di matrice albionica. Nel 1991, dopo un paio di album influenzati da british invasion e Byrds, la svolta. Epocale, non solo per il gruppo, ma per molto pop rock a venire. Quella dei Primal Scream, è la storia di una band paradigma dell’evoluzione di molta musica britannica degli ultimi 25 anni. Nei suoi momenti caldi, nella continua ricerca di una nuova formula che spiazzasse il pubblico e nella veste da “pure entertainers” che li caratterizza dal vivo. “Screamadelica” non è solo l’intuizione più folgorante della formazione di Glasgow. Ma è anche un album rimasto intaccato dallo scorrere del tempo. E delle mode. All’alba degli anni 90, non più insensibili al richiamo delle piste da ballo - urlato a gran voce dalle rave culture ormai diffusissima nel Regno Unito - il quintetto scozzese dilata le pupille nel sogno ad occhi aperti sulla possibile fusione di rock e dance music. House e Rolling Stones. Gospel e Beatles. Rock lisergico, raga e funk. Tutto si fonde insieme, sotto il sapiente controllo del produttore Andrew Weatherall e attraverso i fumi di una (in)sana ingordigia chimica. Il risultato è un album caleidoscopico, parente stretto della vicina Madchester, ma contemporaneamente autonomo e sufficiente a definire un’era - e ad indicare le possibili strade a quelle future - nei suoi 65 minuti.

La natura aliena di “Screamadelica”, spingerà Bobby Gillespie e co. a prendere altre strade - a volte chiuse, come “Give Out But Don’t Give Up”, altre volte azzardate ma vincenti, come il krauto “Vanishing Point” e il cibernetico “XTRMNTR” - definendo la band come una stella, tutt’oggi attiva, nel firmamento della popular music. A vent’anni dalla pubblicazione di Screamadelica, insieme alla ristampa di una versione deluxe dell’album curata da Kevin Shields (My Bloody Valentine), il quintetto scozzese ha deciso di celebrare questo album seminale con una serie di concerti, che ne ripropongono l’intera esecuzione dal vivo. Un live, per molti, insperato. Che si preannuncia tanto onirico quanto indimenticabile.

 

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