È probabile che la sorprendente giovane età sia l’aspetto meno curioso – seppure uno dei più chiacchierati – di Nicolas Jaar. In cima alla vetta spicca di certo la contaminazione delle sue origini, inevitabilmente riflesse nella sua musica: sangue metà francese e metà palestinese, ma una vita vissuta tra Cile e New York. Poi, gli ascolti colti iniziati fin da bambino, dal minimalismo di Erik Satie e John Cage alle influenze nere di jazz ed afro beat (Mulatu Astatke su tutti). Ma anche gli effetti di una lieve forma di sinestesia, che lo inducono a cercare di formare nelle sue produzioni “una coerente sfocatura dei colori”. E soprattutto, le illuminazioni dietro l’etichetta di elettronica concettuale – come è stata definita la sua musica – capace di far ballare da San Francisco a Tel Aviv a ritmi sotto i 100 bpm. Post-house raffinata, indefinibile, in cui si mescolano atmosfere rarefatte e suggestioni esotiche, elettronica suonata e ricami pianistici, accenni soul e variazioni acustiche. È a 14 anni che Nicolas Jaar inizia a scrivere per la prima volta musica. E la storia vuole che a 17 produca il suo primo EP, “The Student”, intercettato da un’etichetta come Wolf + Lamb, che non se lo lascia assolutamente sfuggire. In pochi anni, Jaar pubblica quasi una decina tra singoli ed EP, usciti anche per Circus Company che, insieme a W + L, continuano ad essere le due case madri del producer, oggi ventenne, a cui di recente si è aggiunta la Clown & Sunset, label di sua stessa proprietà. Uscito nel 2011, il debutto su LP, “Space is Only Noise”, ha già ammaliato mezzo mondo. Un disco cerebrale ma anche fisico. Un disco trasversale, dal cuore al dance floor. Un disco di blues romantico, almeno secondo Nicolas Jaar.

 

website