Col loro ultimo album Matilda gli Stateless sono ormai passati dallo status di interessante e promettente rivelazione della scena indipendente britannica a sicura realtà discografica edita dalla celebre Ninja Tune.
Dal loro omonimo esordio su !K7, prodotto da Jim Abiss (già in studio assieme agli Artic Monkeys), il loro stile, intessuto di riferimenti a malinconiche melodie in stile Radiohead e Coldplay e a ritmiche dispari di derivazione trip-hop e dubstep, ha infatti acquisito spessore e qualità, grazie anche agli archi del Balanescu String Quartet ed allo zampino di dj Shadow. Mentore e collaboratore della band, il fondatore del progetto Unkle aveva già ospitato Chris James, front-man degli Stateless, in due brani del suo ultimo album, assicurandosene così la collaborazione anche dal vivo, nel suo più recente tour.
Contaminazioni dance, archi sontuosi, ritmiche serrate che si alternano a momenti molto intimi di sola voce… Un suono molto compatto e dallo stile ben riconoscibile che compone in Matilda un mix trasversale e denso, intenso e poetico, non semplice a definirsi, eppure in qualche modo familiare nelle atmosfere, nel mood.
La band di Leeds si propone insomma come una realtà dalle fortissime potenzialità anche in chiave commerciale, in cui la forma canzone e gli sprazzi soul coesistono con tonalità cupe e soprattutto con un approccio elettronico e strumentazioni digitali. Ed è proprio quest’irriducibile ambiguità che rende affascinante le composizioni degli Stateless.
Sarà perciò davvero interessante scoprire l’approccio live della band, che dal palco di MIT promette di offrire una prova sorprendente e coinvolgente, così come sono tutti i brani dei suoi album.