Droni psichedelici, voci distorte, rumore freddo e caleidoscopico, live impressionanti. Il Bristol sound si fa bianco, almeno nell’area di azione attraversata dalle onde devastanti dei Fuck Buttons. Nato nella capitale del trip hop nel 2004, il duo formato da Andrew Hung e Benjamin John Power è una delle espressioni più interessanti, incisive ed apprezzate della musica del nuovo millennio. Non a caso, è l’ATP Recordings ad aggiudicarsi la pubblicazione della giovane band, che con due album conquisterà tanto il pubblico amante dell’elettronica quanto gli appassionati di indie e noise. Prodotto da John Cummings dei Mogwai e masterizzato dallo Shellac Bob Weston, l’esordio “Street Horrrsing” (ATP, 2008) è un magma di suoni primordiali ed onirici, delineato dalla varietà di strumentazione sintetica utilizzata da Hung e Power. Suoni iridescenti, un remix di Andrew Weatherall (che produrrà il successivo “Tarot Sport”), numerose recensioni molto positive e live dall’impatto fortissimo, renderanno i Fuck Buttons una delle realtà più attuali e meno scontate del panorama indipendente internazionale della seconda metà degli anni zero. A confermare questa sensazione collettiva nel circuito indie, il successivo “Tarot Sport” (ATP, 2009), capace di ribadire la caratura del duo pur cambiando leggermente traiettoria. Più elettronica ballabile, colori, esplosioni maestose, attenzione agli effetti; meno rumore e nessuna voce, stesso approccio tecnico e ossessioni sintetiche a cavallo tra dimensione onirica e fisicità palpabile. Ed è proprio questa consistenza, il muro di suono bianco che piomba puntualmente addosso ad ogni loro esibizione live, a rendere i Fuck Buttons ancora più apprezzabili e indimenticabili dal vivo. Un’esperienza soprattutto fisica, per un djset adatto alle orecchie più esigenti. E pronte a sanguinare.