Plaid
In principio, era la post-techno. Quella della sua frangia più sperimentale ed oscura. Quella definita “intelligent techno”.
Quella che dall'89 è andata sotto il nome di Black Dog Production.
Ed Handley ed Andy Turner cominciano ad esplorare i territori dell'elettronica come trio, insieme a Ken Dowie, alimentandosi con la rave culture che nasceva in quegli anni, ma spingendosi oltre, con la sperimentazione di ibridazioni nuove - certamente per quegli anni - tra techno, hip hop ed electro.
Nel frattempo, nel ‘91, i due danno vita ai Plaid, formazione che presto entrerà a far parte dell'intelligentia digitale non solo con produzioni proprie, ma anche con remix (ormai) celebri per nomi noti come quelli di Bjork e Goldfrapp.
Lasciati i Black Dog nel ‘95, i due producer britannici entrano a far parte della lungimirante scuderia Warp, cominciando a definire quello che sarà il loro suono, caratterizzato da una costante ricerca di nuove formule espressive e che li renderà tra le band più importanti dell'IDM.
Analogico e digitale, melodia e ritmiche irregolari, robotismo tipicamente warpiano – algido e cerebrale – ed atmosfere più calde, si uniscono ad una sensibilità musicale vicina alla musica classica, ma certamente più accessibile di quella di alcuni artisti, decisamente più cervellotici, di casa Warp.
Spesso al fianco del visual artist Bob Jaroc, per collaborazioni anche durante i loro live, nel 2006 il duo ha dato alle stampe “Greedy Baby”, un progetto con nuovo materiale sonoro e video (il secondo, a cura di Jaroc), uscito anche in DVD e riprodotto dal vivo al South Bank Centre di Londra.
Dopo la realizzazione di due colonne sonore, prima per il celebre “TekkonKinkreet” e poi per “Heaven's Door”, entrambi del regista giapponese Michael Arias, i Plaid tornano il 6 marzo con un nuovo album in studio, dal titolo “Scintilli”.
www.plaid.co.uk