Mercury Rev
Più che un gruppo, un lungo viaggio (neo)psichedelico.
Più che allievi di grandi band (Beatles, Pink Floyd, Flaming Lips), veri e propri maestri del pop visionario e poliedrico degli ultimi vent'anni.
Considerato uno dei gruppi indie/sperimentali più influenti degli anni '90, i Mercury Rev sono stati capaci di scrivere gioielli pop e melodie sognanti: di riscrivere la psichedelia in chiave cerebrale e barocca.
Con un percorso all'insegna del trasformismo, la band di Buffalo, nata intorno alla metà degli anni '80, ha cominciato prima con le colonne sonore, per poi dedicarsi - su suggerimento del compositore Tony Conrad, che ne intravede già dagli esordi le possibilità compositive - ad un rock decentrato e delirante, basato su stratificazioni sonore e distorsioni di chitarre.
Sempre attenti alla ricerca della melodia perfetta, i Mercury Rev annoverano nella propria band l'ex chitarrista dei Flaming Lips Jonathan Donahue, band con cui condividono la passione per una psichedelia drogata e dallo stile eccentrico, ricco di contrasti ed atmosfere estatiche.
Ad una prima fase più sperimentale, rumorosa e caotica, assimilabile ai primi tre album usciti tra il 1991 ed il 1995, seguirà un secondo periodo più barocco, orchestrale e legato ad una psichedelia più classica e sixties, tra il 1998 ed il 2005, che vedrà dare alle stampe il loro masterpiece, ovvero il pop perfetto di “Deserter's Song”.
Onirici e sempre pronti a mettersi in gioco, i quattro Mercury Rev – tutt'oggi guidati dall'istrionico Jonathan Donahue – tornano nel 2008 con il technicolor retrò di “Snowflake Midnight”, probabilmente una delle migliori versioni (elettronica, classicheggiante e spirituale) mai sentite della band.
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